Il secondo giorno di Saigon: l’ufficio delle poste, il mercatino dei libri, l’Hotel Continental

Saigon , per noi Ho Chi Minh City avrà sempre il suo nome originale, troppi retaggi western riferiti agli anni dello scontro bellico tra americani e i famigerati ‘musi gialli’ cong, a cui il tempo ha comunque dato la dignità di difendere un’idea che si è rivelata vincente a livello sociale ed economico in questo strano paese dove commercio e comunismo marxista si sommano in un mix economicamente moderno.

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Un tuffo nel Pororo Water Park: Bangkok parte terza (articolo di Isabel Tenani)

La cosa secondo me  più  bella di Bangkok è stato il il Pororo Water Park, un parco acquatico al di sopra di un grande centro commerciale.

All’interno del parco potrete trovare diversi scivoli d’acqua, varie piscine con piccole isolette per passare da una sponda all’altra, un piccolo parco riservato appositamente ai bambini piccoli assieme ai loro genitori che si vogliono divertire in piccoli laghetti con giostre e scivoli.

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Ciò che mi è piaciuto di Bangkok (Isabel Tenani): Parte prima, il Dusit zoo

Bangkok, una città molto grande il cui continente è l’Asia, capitale della Thailandia, per cinque giorni ci ha fatto provare un’esperienza nuova.

Oggi non vi racconterò com’è stato girare al di sotto di grattacieli alti più di trenta metri o l’emozione provata mentre, dentro un taxi, guardavamo l’immenso traffico di Bangkok.

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Il nostro viaggio in tre settimane a Sumatra

Premettendo che Sumatra è la sesta isola più estesa come territorio al mondo (ben -4 volte la superficie italiana) e che noi non siamo i classici viaggiatori da ‘toccata e fuga’ un giorno qua e uno là, quel tipo di viaggio in cui vedi tutto ma non vedi, anzi, non assimili nulla del posto, vi offriamo comunque, come ispirazione futura, il nostro viaggio in cifre, la pianificazione in gran parte improvvisata sul posto della vacanza.

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Uno degli ultimi paradisi marini del sud-est asiatico: Pulau Weh

Nelle nostre tre settimane di vacanza in Sumatra cercavamo alcune cose specifiche: natura, popoli, cultura, natura, natura, natura …

La bellezza del lago Toba e l’emozione della jungla alla ricerca degli ultimi oranghi liberi sono state esperienze meravigliose e non da meno lo sarà la penultima tappa del nostro viaggio: Pulau Weh, l’isola (pulau) di Weh, poco distante dalle coste settentrionali di Banda Aceh (provincia di Aceh), il km. 0 dell’intera Indonesia.

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Da Bukit Lawang a Banda Aceh .. riflessioni sull’ecologia del Pianeta

La tappa successiva Bukit Lawang, dopo avere ampiamente goduto della bellezza selvaggia di questo angolo sopravvissuto alla devastazione forestale, fu pianificata nel lungo trasferimento verso Banda Aceh, città capoluogo della provincia settentrionale di Aceh, luogo dal quale partono i traghetti per l’isola di Pulau Weh.

Il trasferimento via terra è davvero lungo: da Bukit Lawang un primo bus pubblico, una sorta di vecchio van, ci ha condotto a Binjai, città/snodo posta strategicamente tra il nord, verso appunto Aceh, Medan o il sud verso il lago Toba o Berastagi, la zona dei vulcani ancora attivi nel nord dell’isola di Sumatra.

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Isabel se la gode sul tuk tuk

Il tragitto verso Binjai ha avuto la durata di tre ore, tra scossoni per le strade fatiscenti, traffico, pick-up di persone locali.

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Gli oranghi di Bukit Lawang

La nostra voglia di natura culminerà con il trekking nella jungla di Bukit Lawang, piccolo villaggio sorto a ridosso dell’importante Gunung LeuserNational Park, patrimonio UNESCO per la presenza di una delle ultime popolazioni selvatiche del Pongo abelli, l’orangutan di Sumatra, decimato nelle sue aree dall’incremento folle delle coltivazioni di palma da olio e di alberi del caucciù, produzioni indonesiane responsabili da una parte della fioritura economica dell’arcipelago, dall’altra, i contrasti del nostro stupido progresso, della deforestazione della jungla primaria dell’isola Sumatera, Sumatra.

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