Gli oranghi di Bukit Lawang

La nostra voglia di natura culminerà con il trekking nella jungla di Bukit Lawang, piccolo villaggio sorto a ridosso dell’importante Gunung LeuserNational Park, patrimonio UNESCO per la presenza di una delle ultime popolazioni selvatiche del Pongo abelli, l’orangutan di Sumatra, decimato nelle sue aree dall’incremento folle delle coltivazioni di palma da olio e di alberi del caucciù, produzioni indonesiane responsabili da una parte della fioritura economica dell’arcipelago, dall’altra, i contrasti del nostro stupido progresso, della deforestazione della jungla primaria dell’isola Sumatera, Sumatra.

L’economia non conosce vittime, solo regole e cifre, bilanci e investimenti, le cause degli effetti dell’agricoltura indonesiana, malese, indiana, del sud-est asiatico in genere, si riscontrano nel passivo della biosfera endemica.

 

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I vincitori sono le multinazionali dell’olio e del caucciù, delle banane e della pesca, gli sconfitti sono tigri, elefanti, leopardi, pantere, leopardi nebulosi, rinoceronti di Sumatra, tapiri dalla gualdrappa e tutta una serie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e insetti ‘minori’ depauperati dal loro habitat.

Il simbolo di questo disastro ambientale è sicuramente lui: l’orangutan (dall’indonesiano uomo delle foreste), il primate più simile all’uomo, il 99% dei cromosomi da noi condivisi, l’essere in natura più vicino a noi, specie vigliacca e impazzita che ne stiamo decimando le popolazioni relegandole in piccole riserve.

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Fortunatamente il Pongo abelli nella riserva in cui si trova Bukit Lawang è protetto e l’area immensa non subirà ulteriori scempi, occasione ideale per porre l’umanità di fronte a scelte, consapevolezze, nuove politiche di tutela ambientale.

Questo simbolo mondiale del WWF in lotta contro le multinazionali, come il panda cinese, la tigre del Bengala, il rinoceronte bianco, forse si salverà qui in Sumatra, la situazione del cugino che vive nel Borneo, il Pongo pygmaeus, è più delicata ma anche nella grande isola condivisa tra indonesiane  e malesi, le attività ambientaliste stanno incrementando riserve e foreste cuscinetto, gli ultimi templi dell’orango e dell’ecosistema, della biosfera di questa jungla folta e incredibile.

Non solo animali: la Sonda, arcipelago che è solo parte del più vasto assieme di isole indonesiano, quindi relativo a Sumatra, Java, Borneo, ha una flora unica al mondo.

In questo periodo (siamo agli inizi di aprile) per noi non sarà possibile vedere la meravigliosa Raflesia, il fiore più grande al mondo, ma in quel difficoltoso trekking che ci ha visto alla ricerca degli oranghi, la natura attorno a noi aveva il profumo e le forme di una cattedrale immensa, così vicina a Dio da farci sentire il profumo ed i suoni della terra.

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Difficilissimo il trekking: gli oranghi vivono su pendii scoscesi nel cuore della jungla impenetrabile, dove si sentono protetti e tutelati. Assieme loro abbiamo udito il richiamo di molti gibboni, avvistato cercopitechi dalla coda lunga (long-taile dmacaque) e le buffe Presbytis o scimmie di Thomas.

Non ci ha fermato nulla: nè l’acquazzone tropicale del mattino, il quale ha reso difficile la camminata sulle alte e impenetrabili colline di Bukit Lawang, risvegliando dal sotto fogliame fastidiose sanguisughe che ci siamo ritrovati addosso anche in albergo, tantomeno il successivo caldo equatoriale, una giornata che ricorderemo a lungo nelle nostre ‘imprese’ di viaggiatori nella quale le due dolcissime guide assieme a noi hanno reso meno difficile il trekking.

Le guide sono le vere protagoniste di queste occasioni d’incontro con la natura locale: conoscono i sentieri, spiegano gli incontri di flora e fauna, hanno giocato, cantato, costruito una corona di foglie per Isabel, mai doma nelle lunghe, estenuanti ore di cammino nella folta jungla di Sumatra.

Ciao orango bello, ti ricorderemo sempre augurandoti che la nostra specie riscopra il vero valore dell’esistenza in cui il valore della vita umana è lo sesso di quella animale, vegetale.

 

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Gigantesco termitaio

 

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Uno degli impetuosi torrenti incontrati e guadati durante il trekking

 

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Una delle mille piante tropicali incontrate tra le quali nephente, Cyathee e mille altre piante tropicali ed equatoriali

 

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Homus abilis …

 

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Un’incredibile liana che ci ha ricordato così fortemente i nodi celtici, meravigliosa …

 

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Queen of the jungle!

 

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Come siamo inutili e piccoli al cospetto della foresta primaria …

 

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Meraviglioso ficus baniano avvolto nel suo stile attorno ad un altro albero da lui parassitizzato

 

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Nelle prossime foto un maschio di tredici anni, oramai indipendente, quasi pronto per l’accoppiamento. L’orango dopo lo svezzamento sceglie la vita solitaria. Raramente i giovani re-incontrano le madri, mai i padri che vivono lontani nelle foreste, davvero alle volte irraggiungibili se non quando gli ormoni delle femmine li richiamano per l’accoppiamento.

 

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Spero Pongo bello che questo testo, ma so che non sarà così, sensibilizzi un po’ di più chi ha la tua vita nelle mani, in ogni caso scusa se il nostro esistere è a tuo danno, noi tre non possiamo molto, sono le multinazionali che decidono come, quando, cosa, dove, non servirebbe nulla boicottare Ferrero, Nestlè, Pepsico, Proctor & Gambler e tante altre, davvero nulla … ma siamo dalla tua, noi vivremmo anche senza ciò che ti uccide e ti salutiamo con una frase del grande Rabindranath Tagore, poeta della nostra amata India. “Quanto più uno vive solo, sul fiume o in aperta campagna, tanto più si rende conto che non c’è nulla di più bello e più grande del compiere gli obblighi della propria vita quotidiana, semplicemente e naturalmente. Dall’erba dei campi alle stelle del cielo, ogni cosa fa proprio questo; c’è tale pace profonda e tale immensa bellezza nella natura, proprio perché nulla cerca di trasgredire i suoi limiti.”

 

 

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Deliziosa guida sempre al fianco di Isabel, pronta a cantare con lei la canzoncina di Bukit Lawang sulle note di jingle bells “Jungle Bell, Jungle Bell, Jungle Bukit Lawang, see the birds, see the monkeys, see the orangutan!”.

 

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