Da Kampot a Medan alla scoperta di Sumatra

Otto mesi di lavoro, sette giorni su sette, tranne qualche rara occasione di riposo: questi sono stati i primi otto mesi di attività in Om Sweet Home, il nostro piccolo, entusiasmante B&B a Kampot, nel sud cambogiano.

Durante questi mesi il brivido del viaggiatore non si è affatto sopito, ragione per la quale, durante quei mesi di duro lavoro, tra le attività con gli ospiti e l’homeschooling con Isabel, abbiamo valutato diverse opportunità di vacanza, approfittando della bassa stagione di aprile in Cambogia e della scuola di Isabel chiusa per le vacanze del calendario australiano.

Vietnam?

Magari più avanti …

Thailandia?

E’ così vicina che potremmo valutarla per una vacanza più breve …

Indonesia?

Sì ma dove?

Bali, Lambok, i classici itinerari?

Non fanno per noi che cerchiamo sempre qualcosa di speciale, quindi la decisione è caduta su Sumatra, perché no, poco turismo, foreste, culture tribali importanti ed arcaiche, danze tipiche, insomma, tutti gli ingredienti che solleticano la voglia di viaggio del team Om Sweet Home, oramai è il nostro trademark.

La data fissata per la partenza è stata il 9 di aprile, Kampot-Phnom Penh con piccolo van, dopodiché volo Air Asia diretti a Medan, la capitale della grande isola di Sumatra, tre volte l’Italia, spostamenti difficili, non è ancora arrivato il turismo di massa, una peculiarità che per noi quello depone a suo favore.

Sì perchè l’isola, per quanto sia ancora naturale, come tutta l’Indonesia, o la Malesia, risente della grande deforestazione per le immense piantagioni di caucciù ma, ancora più devastanti, le palme da cocco.

Peccato: le vedremo nei prossimi spostamenti ma già dall’aereo quella che sino a poche decine di anni fa era foresta primaria (fauna e flora invidiabili, tigri, oranghi, tapiri, elefanti ora sono circoscritti in rare riserve), oggi sono piantagioni immense di queste due tipologie di alberi commerciali.

Comunque nell’immensità dell’isola ancora sono importanti molte aeree assolutamente stupende dal punto di vista della fauna e della flora endemica, tifiamo sempre per la Natura!

La prima tappa è la capitale, Medan: non ci aspettavamo molto da questa metropoli di quattro milioni di abitanti, invece ci ha donato alcune ore divertenti tra incontri mistici, ristorantini gustosi, passeggiate tra negozi di strada e grandi mall: un inizio urbano e metropolitano prima delle immersioni nel verde e nel blu del mare futuro.

Allggiamo in un hotel particolare: praticamente senza personale, check-in e pagamento a parte: l’hotel Vivo Stay Medan è assolutamente tranquillo e centrale, assolutamente vuoto, assolutamente spazioso nelle stanze pulite e spartane.

Arriviamo in hotel dopo i due voli (sosta a Kuala Lumpur per il cambio di volo) e il taxi che ci conduce direttamente in città, ma con sosta e supplica all’autista di attenderci dieci minuti per assaggiare il nostro primo vero nasi goreng, il fried rice tipicamente indonesiano che ci lascia subito un grande senso di appagamento, davvero gustoso nella sua cucina locale preparata in mille modi.

Il mattino successivo l’immersione a Medan ma il racconto della giornata sarà fotografico, seguite le didascalie e state con noi in questo viaggio …

 

Al mattino colazione in un ristorante cinese/indonesiano nel quale abbiamo mangiato ottime noodles del tipo bak mie khek. Nel ristorantino ‘on the road’ inoltre è stato immediato famigliarizzare con due dolci suore indonesiane che ci hanno offerto croccantissimi snak (la foto è inequivocabile) chiamati kerukup. Isabel ha invece optato per un nasi goreng con frittata, verdure e gamberetti, caffè freddo o caldo, tè per la bambina, colazione ottima e cheap!

Incontriamo una immensa galleria commerciale per caso e ci fermiamo attirati dai colori delle stoffe di questo negozio disposto su quattro piani. I simpatici commessi/proprietari sono quasi tutti sikh punjabi, le commesse indonesiane ed è per noi immediato lasciarci conquistare da sete italiane tessute nei colori tradizionali indonesiani per cerimonie, o nelle classiche stoffe dell’alta moda ‘western’, oppure sete asiatiche provenienti da India, Cambogia, Indonesia, Thailandia.

Gli abitanti di Medan in questo shop disposto su ben quattro piani, possono così scegliere stoffe per i sarong tradizionali, abiti cerimoniali locali, saree indiani, cravatte variopinte o tessute con geometrie seriose in stile alta moda italiana, abiti gessati per business man internazionali: anche Medan è un centro di business, l’olio di palma porta su Sumatra diversi affaristi di settori prettamente agricoli o alimentari, un neo che ci lascerà sempre con l’amaro in bocca pensando a quelle foreste.

La mondializzazione del commercio ha dato la possibilità di una grande ricchezza a questo immenso paese (il quarto al mondo per estensione di territorio) ma ne hanno fatto le spese maggiori le etnie minoritarie, la fauna e la flora endemica, i campi che in precedenza ospitavano risaie e frutteti, verdure e frutti deliziosi oggi in minoranza rispetto alle orribili palme dell’olio.

Dopo le stoffe ci concediamo un giro negli shop di artigianato: meraviglioso quello di statue in legno di tradizione cinese (i veri proprietari di Medan con la loro fitta rete commerciale determinata in anni ed anni di sacrifici dai cinesi dell’esodo, i ‘coolie’ tanto per intenderci provenienti principalmente da Macao, Hong Kong, Taiwan assieme agli indiani tamil).

Altra piccola nota ambientalista: quel legno anni prima era foresta primaria, teak e rosae centenari che ospitavano scimmie, rifugi per insetti e uccelli, tigri acquattate e elefanti che si grattavano sui grandi tronchi primari le spesse epidermidi. Come può il nostro amore per la natura rimanere insensibile, lo stesso vale per l’amore per l’arte e gli intagli di questi artigiani sono davvero eccelsi, nulla da dire.

Dopo un meritato riposo in albergo, nel pomeriggio ci concediamo una lunga passeggiata diretti alla grande moschea Masjid Raya Al-Mashun, voluta dal sultano locale, ed on the road incontriamo un palazzo che ci attira, decaduto e sulla sommità di una colonna portante un teschio (ovviamente finto) troneggia in questo incredibile incontro di decadenza urbana architettonica affascinante. Alcuni ragazzi che vivono nelle case adiacenti ci dicono che è un postumo degli ultimi Halloween, posto lì in passato e divenuto simbolo della decadenza urbana di alcune parti della città.

La moschea di Masjid Raya Al-Mashun è davvero imponente: entriamo lasciando le nostre fly-flot nell’area dedicata e subito un gentilissimo fedele della mosche ci illustra gli spazi interni, concedendo a Valentina ed Isabel di entrare nell’area dedicata alle fedeli di sesso femminile, io, nonostante il permesso di entrare, preferisco lasciare alle sura cantate dalle donne quell’intimità rispettosa.

L’atmosfera delle moschee è sempre incantevole: quando l’Islam mostra questo lato amichevole è assolutamente doveroso pregare assieme Dio, quel Dio che per noi ha sempre un nome diverso, è maschile o femminile, non importa, è un’energia sottile che si espande nell’anima di chi concede un po’ del suo tempo all’intimità della preghiera.

Noi siamo fatti così: tutto e nulla, mai inquadrati ma consapevoli che credere nel Brahman, l’assoluto pre-esistente, può manifestarsi in vari modi di preghiera, di rito, di momento di meditazione e raccolta.

Quindi, dopo le sure musulmane, ci rechiamo al tempio sikh per la funzione intima dedicata al Guru Nanak, l’assoluto fondatore del sikhismo. Poch note in loop di sitar in sottofondo, mentre una donna recita sottovoce i mantra del libro sacro sikh, il Guru Granth Sahib, nella classica funzione di questa meravigliosa e per gli occidentali sconosciuti religione. Assieme alle impercettibili parole della donna, un sikh dalal voce profonda intona sulle note del sitar i mantra OM e SAT.

Usciti dal tempio sikh, proprio accanto ad esso sorge il templio hindu Tamil Sri Mariamman, il più antico tempio hindu in Medan, forse in tutta l’isola di Sumatra, costruito dai primi coolie migrati dal tamil Nadu alla ricerca di un lavoro durante l’occupazione inglese.

E’ casa, subito, immediatamente.

La nostra India ritorna prepotente nelle murti di Ganesha, Siva Nataraja, Vishnu, Murugan, nella gopuram dorata che domina questo angolo di Medan.

Partecipiamo alla puja, scherziamo con un paio di ragazzi tamil sulla nostra India cinematografica, sorpresi di apprendere che abbiamo vissuto in Tamil Nadu e Kerala e, su loro consiglio, ci rechiamo in un ristorantino gestito da donne tamil di seconda e terza generazione.

Non posso raccontarvi di dita leccate: il curry d’agnello tenerissimo era davvero gustoso, le porrotta perfettamente in stile malayali e tamil, croccanti, ricche di ghee, ben cotte sulla piastra, il sugo del mutton curry, speziato e piccante senza esagerazioni, perfetto, sapori di casa e tanta nostalgia.

Torniamo in albergo passeggiando: sono oltre due i chilometri di distanza ma ci concediamo anche una visita ad un grande mall, templio del lusso locale, ricco di vetrine, disposto su otto piani dove troneggia l’alta moda e la tecnologia di tutto il mondo, ristoranti di sushi, fast food occidentali, asiatici, pasticcerie in stile Le Prime Temps parigino.

Una bella giornata: Medan ci ha conquistato con i suoi sapori, al gentilezza delle persone incontrate, indonesiane, sikh punjabi, cinesi coolie, tamil.

Terima kashi Medan, grazie traducendo e se vorrete alsciare un commento, la risposta giusta è sama sama!

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