Cambogia

Flying to Cambodia!!

Il viaggio, lo sapevamo, sarebbe stato particolarmente lungo, ma quell’appendice finale correndo all’interno del lungo terminal dell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok, carichi di bagagli a mano, per non perdere la coincidenza da Bangkok a Phnom Penh, non ci voleva.

Quasi per miracolo, seguendo l’addetta Thai Airways incaricata di condurci correndo sui tacchi verso il gate, siamo riusciti, sudando e annaspando, ad acciuffare per i capelli il boarding del volo diretto a Phnom Penh, capitale della Cambogia nella quale ci siamo ritrovati poco più di un’ora dopo.

Stanchi del treno diretto a Roma del giorno precedente, delle sei ora d’attesa all’interno del terminal di Fiumicino attendendo il volo per Bangkok sin dal mattino annunciato in ritardo di due ore, del volo di dieci ore verso la Thailandia e il successivo volo per la Cambogia, nonostante tutto Phnom Penh ci ha accolti nel piccolo angolo dell’ufficio visti. La nostra volontà era quella di richiedere un visto business già all’ingresso, per avere poi la possibilità in futuro di confermarlo nell’ipotesi, nemmeno troppo remota, di stabilirci per un lungo periodo nel regno cambogiano. L’operazione di richiesta e pagamento del visto è stata alquanto veloce, si trattava ora di richiedere al customer office, accanto all’ufficio visti, di recapitarci i bagagli rimasti a Bangkok, i quali Thai ci garantiva sarebbero arrivati a Phnom Penh con il volo successivo, quello serale.

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I bagagli, dopo due giorni di ricerche e aiuti da parte di alcuni gentilissimi gestori di resort a Otres Beach, sono arrivati a noi, ma che patema la ricerca tra le bus station di Sihanoukville, i tuk-tuk sotto la pioggia monsonica per constatare di persona il fatto che ancora non erano giunti, l’arrivo nella serata del giorno successivo al nostro, sempre sotto la pioggia battente della copiosa rainy-season cambogiana.

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Il mare di Otres al tramonto

Nonostante tutto, nonostante le cinque ore di taxi da Phnom Penh a Otres, piccolo centro sul mare di Thailandia poco fuori dalla caotica Sihanoukville, inizia così, correndo in un terminal e attendendo i bagagli, la nostra permanenza in Cambogia, tra acquazzoni, prime scoperte, qualche bagno nel mare caldo e agitato dai venti.

Il viaggio in taxi è stato abbastanza lungo e stressante, non di certo per colpa dell’ottimo taxista dalla guida gentile; la stanchezza dei viaggi precedenti ha inciso, eppure arriviamo al Mangroves And More, il nostro resort sul lago e sul fiume a 500 m. dal mare, carichi di aspettative e curiosità.

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Giovani monaci buddhisti Theravada

Durante il viaggio un primo assaggio di Cambogia: caotica Phnom Penh, allagata sulle strade altresì polverose, intasata di macchine, moto, camionette cariche di militari, dalla periferia sino alle prime colline in direzione sud-ovest ci offre al contrario un bello squarcio rurale, tra risaie, campi allagati ideali per il pascolo di bufali e mucche, villaggetti sulla strada, negozietti.

E’ la classica Asia che conoscevamo già dall’India ma meno caotica: l’Asia che si arrangia come può, che ripara in dieci minuti la gomma del nostro taxi all’interno di una baracca intrisa di umori di gomma bruciata e oleosa, dei ristorantini a basso costo ma dall’ottimo cibo, per noi un primo fried-rice con Valentina lanciata su una trippa poco speziata e tutto sommato saporita accompagnata da riso in bianco e salse agrodolci.

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Bufali d’acqua

E’ la Cambogia della birra ovunque, ottima nel sapore e a basso costo: Anchor, Angkor, Cambodia, Black Cats sono i primi brand di birrificio che incontriamo, ottima e fresca lager ideale per un clima tropicale.

Isabel … che dire? Per noi sempre grandissima viaggiatrice, mai annoiata con i suoi sette anni e mezzo carichi di curiosità in aeroporto, sull’aereo, cercando di trascorrere il tempo giocando con il monitor multimediale del sedile, guardando un film in inglese, mangiando l’ottimo child-meal di Thai Airways, dormendo sin quasi all’arrivo a Bangkok.

Siamo a Otres Beach: avevamo stabilito qui una settimana prima di spostarci a Kampot, decidiamo al contrario di prolungare la permanenza al Mangroves And More di altri sette giorni, in pieno relax balneare, scrivendo, leggendo, giocando, mangiando, passeggiando sulla battigia, pescando, rilassandoci dopo le ultime estenuanti settimane bolognesi della vendita di tutti i nostri mobili, libri, macchina, cd, vestiti.

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Siamo in Cambogia: tutta la nostra vita è contenuta all’interno di quattro trolley e va bene così: non so quale sarà il nostro cambiamento futuro, per ora ha il sapore della decisione di concederci ancora più tempo al mare, assaporando la libertà ed il potere di scegliere sin quando ne avremo le capacità e le forze.

 

 

 

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