Kerala

Anche il Kerala non è immune al femminicidio

Jisha, dalit, studentessa dalit, cioè fuori casta e non è un caso …

Potrebbe essere una delle mie fate: keralita, dalit, 30enne, studentessa in legge; la perfetta storia di successo per una ragazza che solo in Kerala avrebbe potuto coronare il suo sogno, studiare e portare la sua vita al servizio della sua comunità fuori casta

Invece no!
Il bieco maschilismo che sta imperando e diffondendosi sempre più caparbiamente in tutta l’India ha macchiato anche il Paese di Dio (il Kerala è anche definito God’s Own Country), con l’ennesima storia di violenza.

Non entrerò nei particolari, inutile dire che già una persona è stata fermata sulle due imputate, inutile anche ribadire che nel Kerala le leggi in questi contingenze sono severe e so che i condannati, se ci saranno, saranno duramente puniti.

So anche che la comunità dalit di Ernakulam (Cochin), non starà al palo in attesa, manifesterà supportata dai partiti di opposizione (soprattutto il CPI, Partito Comunista Indiano), da molto impegnati in una richiesta di inasprimento delle pene.

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Un’immagine cruda che rappresenta una Dea offesa e vittima di violenza e non è un caso e nemmeno blasfemo pensare che l’Atman, la coscienza individuale, è scintilla, fuoco sacro del divino collettivo, il Brahman. Chi offende una creatura divina, come tutti lo siamo, offende il Brahman, l’Assoluto

Siamo in piena campagna elettorale e non deve assolutamente una giusta lotta sociale divenire pretesto di contesa alle urna.

Il partito del Congresso in parlamento dichiara che si mobiliterà in tal senso, il CPI ribatte, ma il BJP, partito nazionalista al governo nel sub-continente, che dice?
Non è forse anche colpa delle politiche bieche di un nazionalismo stupido se gran parte del substrato maschile indiano si sente quasi rafforzato nel commettere tali crimini nei confronti delle popolazioni fuori casta?

Anche a me il senso nazionalista ispira tutela della tradizione, della società, lo vorrei più forte in un’Italia alla mercé di chiunque voglia cambiare le regole sociali, ma lo vedo sempre come tutela identitaria non come strumento di autorizzazione alla violenza.

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Lo slogan parla da solo

L’India di Gandhi, di Bhimrao Ramji Ambedkar, dei padri della più grande democrazia del mondo, laica e fiera di avere scritto nella propria costituzione che la casta è una divisione inutile della società, che i deboli, chi fuori dalle quattro caste hindu, richiedono rispetto, che direbbero di questa India ancor legata al castismo, rafforzato proprio nel suo concetto basilare dal governo centrale?
Voci diffuse parlano che le caste brahmane vorrebbero costituzionalizzare le regole di Manu, antiche e inique, come nuovo fondamento legislativo.

Bastano voci per autorizzare indirettamente il prepotente dominio maschile sulle caste deboli, sulle donne soprattutto.

Allora io so che il kerala non è questo, che dalit e adivasi sono tutelati dal governo, dalle associazioni hindu come l’Associazione della casta Nair e non solo, ma un singolo governo decentrato può poco e nulla se il sentimento nazionale è inasprito.

Auguri Jisha il cui nome vuol dire amante della vita.

Trova nel tuo nome la forza per tornare a vivere, sei di diritto una fata, non del Travancore che è un pò più a sud della tua città, ma una fata del Cochin.

Om shanti shanti shanti Jisha.

Nicola

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